CLU Credere, obbedire, lavorare e abbozzare ovvero Delle prassi infami dell’alternanza scuola-lavoro

Siamo il CLU (Coordinamento Lotte Unite), coordinamento di collettivi di attivisti e lavoratori autoconvocati ed autoorganizzati di diverse realtà produttive romane.
In quanto lavoratori – della scuola e non – siamo interessati a comprendere il fenomeno della cosiddetta alternanza scuola-lavoro introdotta dal precedente governo. Siamo convinti che questa attività a cui sono sottoposti gli studenti non abbia un valore formativo utile alla crescita umana e civile degli individui e della comunità. Siamo convinti che “l’alternanza” sia un’attività funzionale agli interessi delle imprese, sia per il grande impatto ideologico che essa assume, sia per la ragion pratica del lavoro gratuito.

Unire l’utile – economico – all’indottrinamento ideologico in un colpo solo.
I recenti episodi dei ragazzi del “Vittorio Emanuele II” di Napoli e dell’ITIS “Leonardo da Vinci” di Carpi confermano la sostanza di un’attività che le scuole svolgono a discapito del loro ruolo educativo: formare donne e uomini liberi.
Vogliamo esprimere la nostra più totale solidarietà a chi, sin da giovanissimo, viene obbligato da una legge dello stato, la 107/2015 la c.d. “Buona Scuola”, a lavorare e a farlo gratuitamente.
Siamo solidali con gli studenti di Napoli costretti a lavorare “da volontari” per il FAI “rei” di aver espresso pubblicamente il dissenso al lavoro gratuito durante i turni di lavoro gratis (nuova schiavitù?) delle domenicali “Giornate di primavera”.
I ragazzi hanno segnalato la loro condizione di coercizione e… una responsabile del FAI si è sentita in diritto/dovere di chiedere alla scuola la più tipica delle punizioni agli alunni indisciplinati: un basso voto di condotta.
Zitti e al lavoro. Al lavoro gratis e di domenica. I sogni dei padroni di ogni tempo vengono di nuovo legalizzati e ad ogni minimo cenno di critica si chiedono ritorsioni.

Tali provvedimenti disciplinari non dovrebbero essere neanche presi in considerazione dagli organi collegiali del “Vittorio Emanuele II”, consapevoli del loro ruolo formativo e non certo repressivo.
Siamo altrettanto solidali con lo studente del “Leonardo da Vinci” di Carpi che si è visto attribuire un sei in condotta dal proprio consiglio di classe per aver giustamente affermato su facebook che “l’alternanza è sfruttamento”.
E’ curioso – e contrario a quanto affermato dai rivoluzionari inglesi e francesi qualche secolo fa – che uno studente venga punito per aver espresso un’opinione. E’ evidente che sulla questione “alternanza” il re è nudo e spellato: è funzionale a un nuovo modello di indottrinamento biopolitico ed è parte integrante di una nuova filiera di speculazione e sfruttamento.
Non abbiamo parole per esprimere il nostro disgusto nei confronti di chi – avendo il compito di istruire le generazioni future – invece si prostra ai dictat padronali e punisce con cieca e ottusa obbedienza.
Infine, l’ultima nota riguarda le ricadute che l’alternanza ha sul mondo del lavoro: quanti posti di lavoro scompaiono sotto la schiera della manodopera addomesticata e gratuita degli studenti in alternanza?
Come lavoratori non possiamo che salutare con piacere le numerose esperienze di insubordinazione mosse da studenti di tutta Italia verso questa nuova forma di sfruttamento. Il nostro desiderio è che ricevano sempre il sostegno di genitori e docenti. A questi ultimi il compito di ribadire coi fatti che il loro lavoro non è burocratico ma educativo.
Da noi lavoratori, sfruttati a nostra volta sui luoghi di lavoro, il supporto lo avranno sempre.

Coordinamento Lotte Unite

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